✴︎ MYR・2020 ✴︎

An anthropological research about psychedelic experiences with psilocybin truffles with a facilitator, Eta, who works in Utrecht. Psilocybin can help people dealing with a variety of psychological and physical conditions.

Dried psilocybe mushrooms
MYR means many things: in astronomy, it is the abbreviation for millions of years, and in Slavic languages, “mir” is the noun for “peace”. Additionally, it is Eta’s psychedelic support project
Eta lives in Utrecht and works to provide support and assistance to those who intend to undertake psychedelic experiences through psychoactive substances, such as psilocybin, contained in particular types of truffles and mushrooms, a substance legal in the Netherlands.

When I met Eta, I knew nothing of psychedelia and I was just curious since I’m not familiar with psychoactive substances. During my journey through these plants, mushrooms, topics and theories from people advocating psychedelia, I found out I was dealing with depression due to personal reasons and the effects of a capitalistic society nowadays. Psychedelia saved my life since it became quickly a strong value and a hope for the future of us all. Today, we start again talking about psychedelia, recovering those studies on the potential of entheogenic substances, abruptly truncated by the more reactionary demands of bourgeois society in the 1960s and 1970s.

From an anthropological point of view, how do we explain this promising response of psychedelics to mental conditions and the general well-being of the psychophysical and emotional state of the individual? Can our body, the first tool we have, be somehow reprogrammed by the psychedelic experience? Is this a new form of personal healing? And how to translate the psychedelic experience into daily practice? Can psychedelics offer us a new way of being and being in the world? Can psychedelic care be a powerful tool and a valuable asset in creating a new, equal, and fair society? 
This project is composed of a fundamental anthropological approach, using the tools of ethnography (field research, interviews, and heterogeneous documentation) and a body of photographic work, consisting of the documentation of supports with the collaboration of Eta, still life of Psilocybe mushrooms and truffles, and images generated by meetings with people who wanted to share their most powerful and revolutionary psychedelic experience.

☞ sorry just for Italian speakers ─ for now
・Per leggere la parte iniziale della ricerca etnografica iniziata nel 2020, puoi approfondire qui.
・Per leggere l’intervista del team di Insight Foto Festival, puoi cliccare qui.
・Per approfondire la tesi «La Stella è il tuo posto nel mondo» L’esperienza psichedelica come possibile strumento di guarigione e di cura collettiva: L’utilizzo di psilocibina nel contesto di supporto alla persona, contattarmi via mail.

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Eta, Utrecht, February 2024

Che cosa ti restituisce questo lavoro?

[Eta. fa un respiro profondo] 
Mi permette di onorare La Stella, la diciassettesima carta, il diciassettesimo arcano maggiore dei tarocchi.

Cosa significa?
La Stella è il tuo posto nel mondo.
E so che il mio posto nel mondo è sempre stato cercare di guarire gli altri e ho bisogno di esprimere questo. E ho bisogno di esprimere questo in un modo che possa essere sano, ovviamente per me e per l’altro. Quindi, è anche adeguato, appropriato, per le mie capacità, i miei interessi, i miei limiti, naturalmente. E grazie a questo lavoro in particolar modo, non solo con questo lavoro, ma anche sicuramente grazie a questo lavoro, io sono una stella felice. [ride moltissimo, sorride ed io con lei]
Sicuramente una stella felice... e poi mi permette di aiutare a canalizzare ulteriormente la realtà che voglio che si manifesti sulla terra, e questa è la cosa più importante o, sì, a seconda del punto di vista. 
La prima risposta è più personale, questa è più globale ma sono la stessa cosa, perché ovviamente, aiutando le persone a vivere queste esperienze, in qualche modo, sento che, mi auguro che, la coscienza collettiva possa guarire, stare meglio, evolversi e, si spera, [possa] aiutare la terra e l’umanità a stare meglio.
estratto dall’intervista realizzata a Eta, Utrecht, Febbraio 2020




the altar
06/09/2020, Utrecht
    Mi sveglia il sole in faccia, nonché l’adrenalina: oggi è il giorno del mio viaggio e, nonostante sia convinta di voler fare questa esperienza, ho naturalmente dei timori.
A mezzogiorno siamo ancora tutti a letto, mi alzo e, dato che non mangerò prima di stasera tardi, faccio una colazione sostanziosa: pane con burro d’arachidi e marmellata, fetta di pane con crema di semi di zucca e marmellata, noci, nocciole, mandorle e un fico secco.
Con calma, mi faccio una doccia per prepararmi al viaggio. Verso le 16 E. fa partire la mia playlist che si apre con Ravel, nel mentre si dedica alla preparazione della zuppa.
    Il mio viaggio inizia intorno alle 17.
Conclusosi, Eta inizia a leggermi i tarocchi, nel frattempo ceno con la zuppa. Mi sento molto meno debole di quanto pensassi, mi sento anzi rinvigorita e non ho granché sonno, contrariamente a quanto immaginavo. Infatti, io e E. continuiamo le nostre chiacchiere notturne, andando a letto verso le 3, complice il fatto che quella notte avrebbe dormito con me, su mia specifica richiesta post viaggio.
estratto dal report del primo lavoro di campo, Utrecht, Febbraio 2020


I asked: “What about the violence on Earth?”
The Stars replied: “It doesn’t matter”
Q.
È arrivato il momento.    
Accendo la candela e mi siedo. Le spalle alle casse, quindi al muro, davanti a me le enormi vetrate. E. è seduta difronte con un grandissimo sorriso, mi tende le mani. Sull’altare è già tutto pronto, tartufi compresi ed una ciotolina entro cui versarli, poco prima di ingerirli.
Chiudiamo gli occhi. E. mi prende le mani e ringrazia gli elementi, mi invita a parlare ma riesco solo a ringraziare.
In questo momento, tutti i timori si trasformano in vibrazione. Sento l’aria quasi elettrica.
Apro la scatolina di plastica con i tartufi e con E. cerco di capire quanti, intanto, versarne nella ciotola. Solitamente E. ne fa ingerire circa i 3/4 di una confezione e poi, una volta in volo, ne fa assumere la rimanenza; talvolta, valuta di aggiungerne un ulteriore quarto se ritiene che la persona ne possa giovare. Mi dirà in seguito che per me era stato così, ingerendo circa 27 g di tartufi.
Ne prendo un pochino con le dita, sono pezzetti dalle diverse dimensioni.
In bocca hanno un sapore che non apprezzo particolarmente. Sono molto terrosi, si sente il sottobosco, come mi raccontava E. durante l’intervista. Sono particolarmente gommosi, quindi procedo con una masticazione molto lenta, forse fin troppo. Nel mentre, continuo a descrivere verbalmente le mie sensazioni, consapevole che il mio telefono, ovviamente in modalità aerea, sta registrando ciò che accade.
La parte interna della mia bocca, appena davanti alla lingua e leggermente intorno, sembra come anestetizzata, la sento molle. Avverto anche, in un certo senso, il sapore di vino rosso, o meglio, posso capire perché qualcuno possa sentirlo. Credo di percepire i colori più vividi e lo spazio della stanza ma mentre descrivo questa percezione, penso possa essere autosuggestione. E. mi ricorda di parlare fintanto che riesco, senza sforzo, fintanto che lo ritengo opportuno, consapevole che quella parte della comunicazione mi àncora a terra. Finita la porzione, ironizzo con E. «Il danno ormai è fatto!» e scherziamo insieme. L’atmosfera è solenne, elegante, ma non per questo fredda e distaccata. Stiamo creando insieme uno spazio.
    Ad un tratto, un suono gutturale molto profondo alle mie spalle mi fa sobbalzare. E. aveva infilato nella playlist alcuni pezzi di throat singing, in questo caso, un canto mongolo prodotto con la gola. Mi spiega che il chakra della gola simboleggia la verità.
Dopo poco, decido di sedermi sulla sedia, rivolta verso la porta finestra, le gambe stese sul bracciolo della poltrona. Mi rilasso. E. mi sta accanto, è dietro di me e inizia a massaggiarmi la testa.
Nei giorni precedenti, temevo che mi sarei persa, che avrei perso in qualche modo me stessa, che avrei incontrato in una certa forma alcune mie fobie, tra cui quella per i ragni. Temevo che non avrei avuto appigli, riferimenti, che non avrei ricordato. Durante il nostro momento di aftercare avrei chiesto a E. «Ciò che conta qui, per me, sono le relazioni che intessiamo tra di noi, nient’altro. Se io perdo me stessa, perdo con me la mia memoria. E se perdo la mia memoria, che fine fanno i rapporti che ho costruito?». E. era sicura, quando le parlavo delle mie paure, che il mio viaggio sarebbe stato bellissimo e mi rassicurava parecchio. Il mio ragazzo, che sentivo molto spesso via messaggio durante la permanenza, e che ha molta più esperienza rispetto a me in quanto a sostanze, era sicuro che mi sarei ritrovata e concordava con E.: sarebbe stato bellissimo.
Iniziamo a chiacchierare e piano piano sento di scivolare.
estratto dal racconto del mio primo trip psichedelico a base di psilocibina durante il primo lavoro di campo, Utrecht, Febbraio 2020

Loes’ trip


Davide’s trip
Loes’ trip
Marco’s trip


                                                                                                             
✶ AWARDS ✶
2025: Urbanautica Institute Awards 2025, shortlist
2025: FRESH EYES x Hungry Eye talent 2025, shortlist
2025: Lens Culture, Editors’ Pick

                                                                                                             
✶ EXHIBITIONS ✶
2025: FRESH EYES x Hungry Eye Fair 2025, GUP Magazine, Amsterdam, Netherlands
2025: INSIGHT Foto Festival, Varese, Italy
2025: Circuito OFF, Narnimmaginaria, Narni, Italy
2025: INSIGHT Foto Festival, Varese, Italy
2025:  Il labirinto, Artisti Cremonesi, Labirinto Edolavi, Cremona, Italy

                                                                                                             
✶ PUBLICATIONS ✶
L’Époque - Le Monde, Perimetro
FRESH EYES x Hungry Eye 2025, GUP Magazine
ZIVNE, Zone Mag
Mushroom People n. 2, Broccoli Magazine
Spores, Broccoli Magazine




© Chiara Francesca Rizzuti